Molte PMI hanno già individuato una tecnologia, un prototipo o una soluzione sviluppata da un ente di ricerca, ma non dispongono sempre delle risorse per validarla in produzione. Il Bando per progetti di trasferimento tecnologico della Regione Emilia-Romagna nasce per finanziare proprio questo passaggio: trasformare risultati di ricerca già disponibili in applicazioni utilizzabili dall’impresa.
La misura rientra nel PR FESR Emilia-Romagna 2021-2027, Azione 1.1.1, e mette a disposizione una dotazione iniziale di 3 milioni di euro. Le domande potranno essere presentate dalle ore 13.00 del 24 settembre 2026 alle ore 13.00 del 30 ottobre 2026, tramite procedura valutativa a graduatoria.
Cos’è il bando per progetti di trasferimento tecnologico
Il bando finanzia progetti che permettono alle PMI di applicare in azienda risultati di ricerca già conseguiti. Non finanzia un’idea ancora generica, né un semplice acquisto tecnologico. Il progetto deve partire da una soluzione già individuata e proveniente da strutture di ricerca industriale, università o enti di ricerca pubblici, anche esteri.
In pratica, l’impresa può usare il contributo per validare, adattare, dimostrare e integrare una tecnologia in un contesto produttivo reale. Il risultato atteso deve essere concreto: un nuovo prodotto, un nuovo servizio, un sistema di produzione migliorato o una rilevante evoluzione di un processo aziendale.
Sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico
Il bando distingue due macro-attività.
Lo sviluppo sperimentale riguarda attività come prototipazione, test, prodotti pilota, validazione in ambienti che riproducono condizioni operative reali. Può includere anche tecnologie digitali come intelligenza artificiale, cybersicurezza, cloud, big data, blockchain o soluzioni avanzate per processi industriali.
Il trasferimento tecnologico riguarda invece il percorso che porta il risultato della ricerca dentro l’impresa. Può includere know-how, licensing, proprietà intellettuale, adattamento della soluzione e attività necessarie per renderla applicabile al mercato. Almeno il 50% dei costi progettuali deve riguardare attività di trasferimento tecnologico.
A chi si rivolge
Possono presentare domanda le PMI, in forma di impresa singola o consorzio con attività esterna, che realizzano il progetto in un’unità locale situata in Emilia-Romagna. L’unità locale deve essere coerente con lo svolgimento del progetto: non sono ammessi semplici magazzini, uffici di rappresentanza, coworking o sedi non operative.
L’impresa deve essere regolarmente costituita, iscritta al Registro Imprese, attiva nella produzione di beni o servizi, non trovarsi in stato di difficoltà e disporre della polizza assicurativa contro rischi catastrofali CAT NAT, ove richiesta. Sono escluse le imprese agricole, le strutture di ricerca appartenenti alla Rete Alta Tecnologia costituite come impresa e le società controllate da pubbliche amministrazioni.
Il profilo ideale dell’impresa
La misura è particolarmente adatta a PMI manifatturiere, tecnologiche o di servizi avanzati che hanno già un’esigenza chiara: migliorare un processo, validare una tecnologia, integrare un prototipo o trasformare una ricerca in una soluzione industriale.
Non è il classico bando formazione PMI 2025. Qui la priorità non è finanziare corsi, ma sostenere un progetto tecnico con impatto industriale. La formazione delle persone resta però un passaggio da pianificare, perché una nuova tecnologia produce valore solo se viene adottata correttamente dai team.
Cosa ottiene l’impresa
Il contributo è a fondo perduto e prevede intensità diverse a seconda della tipologia di attività: 25% delle spese ammissibili per lo sviluppo sperimentale e 50% per il trasferimento tecnologico, quest’ultimo in regime de minimis. Il contributo massimo concedibile è pari a 300.000 euro per singola impresa.
Il progetto deve avere un costo totale ammissibile non inferiore a 200.000 euro. Inoltre, è richiesto il supporto di una o più strutture di ricerca per almeno 40.000 euro, importo da mantenere anche in sede di rendicontazione finale.
Tra le spese ammissibili rientrano consulenze tecnico-scientifiche, utilizzo di laboratori, ricerca contrattuale, sviluppo di software specifico, hardware specialistico fino a 30.000 euro, quote di ammortamento o noleggio di strumenti scientifici e impianti, acquisto di brevetti, realizzazione di prototipi e personale impiegato nelle attività di sviluppo sperimentale e trasferimento tecnologico. Le spese generali sono riconosciute in misura forfettaria pari al 7% dei costi diretti ammissibili.
Sono invece esclusi corsi di formazione, consulenze per preparare la domanda o la rendicontazione, attività di marketing, spese ordinarie, arredi, automezzi, opere edili e software gestionali o amministrativi.
Perché è rilevante adesso
La Regione Emilia-Romagna sta orientando le risorse FESR verso progetti che rafforzano ricerca, sviluppo sperimentale, competitività e capacità delle filiere produttive di usare tecnologie avanzate. Il bando si collega alla Strategia di Specializzazione Intelligente 2021-2027, all’Agenda 2030 e agli obiettivi di transizione digitale e sostenibile.
Per le PMI, il punto non è solo ottenere un contributo. Il vantaggio è accelerare un investimento che spesso rimane bloccato per tre ragioni: costo della collaborazione con la ricerca, incertezza tecnica nella validazione, difficoltà a costruire un piano economico compatibile con le regole del finanziamento.
La procedura a graduatoria rende però necessario presentare un progetto solido fin dall’inizio. Non basta essere ammissibili: serve dimostrare qualità tecnico-scientifica, chiarezza degli obiettivi, metodo di realizzazione, sostenibilità economica e coerenza con le traiettorie strategiche regionali.
Come W.Training supporta le imprese
W.Training può affiancare le PMI in una valutazione preliminare dell’opportunità, verificando requisiti, coerenza del progetto, sostenibilità economica e rischi di esclusione. Questo passaggio permette di capire se l’idea è davvero candidabile prima di investire tempo nella progettazione.
La consulenza finanza agevolata di W.Training supporta l’impresa nella costruzione del progetto, nella raccolta documentale, nel coordinamento con partner tecnici e soggetti della ricerca, nel presidio delle scadenze e nella gestione della rendicontazione. Per un bando con soglie minime, obblighi DNSH, contratti di collaborazione e controlli sui costi, il project management non è un’attività accessoria: riduce il rischio di errori che possono compromettere contributo o liquidazione.
W.Training può inoltre aiutare l’impresa a pianificare l’adozione interna della tecnologia attraverso progettazione formativa, digital learning e percorsi finanziabili con strumenti diversi dal bando. Questo aspetto è importante perché il bando non finanzia i corsi di formazione, ma il successo del progetto dipende anche dalla capacità delle persone di usare nuovi strumenti, processi e metodi di lavoro. In questo senso, la formazione finanziata W.Training può integrare la strategia, senza confondere le spese ammissibili della misura.
Valuta ora se il tuo progetto è candidabile
Il Bando per progetti di trasferimento tecnologico è adatto alle PMI che hanno già una tecnologia da validare, un risultato di ricerca da applicare o una collaborazione da costruire con università, laboratori o enti di ricerca.
Contatta W.Training per una valutazione personalizzata: analizzeremo requisiti, costi, partner, tempi e probabilità di ammissibilità, così da decidere se procedere con una candidatura strutturata entro la finestra utile.
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